Montenero Val Cocchiara, in breve
Montenero Val Cocchiara (Mundunurë in dialetto locale) è un comune italiano di 465 abitanti della provincia di Isernia in Molise. Fino al XV secolo è stato parte integrante del Giustizierato d'Abruzzo e dell'Abruzzo Citeriore. È un centro agricolo dell'alto bacino del Sangro, confinante con l'Abruzzo, situato in un paesaggio arido, quasi carsico, su un importante colle che si affaccia sulla vallata conosciuta come Pantano della Zittola. Montenero Val Cocchiara è citato, per la prima volta, in documenti del secolo XI, epoca in cui risulta feudo dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno.
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Il paese in origine si chiamava Mons Niger e viene citato nel Chronicon Vulturnense nel 975 come appartenenza dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno. Successivamente nel 1039 fu sottratto all'abbazia dai feroci conti Borrello insieme a Malacocchiara che era nelle sue vicinanze a circa 3 miglia, oggi di difficile individuazione, comunque doveva trovarsi nella valle del Pantano sulle pendici del monte Corvale. Sono in corso ricerche per la sua individuazione. Nel 1045 fu restituito ai monaci e nessuna notizia se ne ha fino al 12 marzo 1166, quando un certo Jonathas de Mala Cuclaria è presente a Belmonte del Sannio per la sottoscrizione di una donazione fatta con il consenso di Oderisius filius Borrelli.
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La chiesa fu costruita in epoca medievale e rimodellata in epoca rinascimentale. Esempio è la facciata e il portale con cornice classicheggiante. Il campanile è una torre singolare con due archi sulla facciata principale e posteriore per le campane. Il tetto è abbellito da cuspide. Anche l'interno è rinascimentale con stucchi bianchi. Il palazzo passò nelle mani aragonesi (XV secolo) dopo l'abbandono degli Angioini costruttori. Fino al XVIII secolo fu dei Carafa, dei Sangro e dei Caracciolo. Si tratta di una struttura a forma rettangolare, residenza signorile oggi, con tracce medievali nell'arco che sovrasta la via di accesso, e nelle piccole logge poste sopra l'arco stesso. Un secondo loggiato è visibile con arcate a tutto sesto.
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È un progetto di arte concettuale durato due anni, dal 2004 al 2005. La capsula del tempo è una cassaforte dove vengono collezionati documenti (come fotografie, fatti, certificati di nascita, articoli ecc) ed oggetti (come utensili, chiavi, libri ed opere d'arte) che messi insieme daranno alle prossime generazioni l'idea di come era la vita quando questa capsula fu messa in opera. Il patrimonio linguistico montenerese è stato raccolto dal prof. Giovanni Mannarelli nel libro Come parlavamo, come parliamo, dove stiamo andando, finito nell'anno 1996. Il libro include un piccolo dizionario del dialetto, proverbi, massime, detti e poesie.
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